Chi sono

Sono una psicologa e una psicoterapeuta sistemico-relazionale (sulla mia formazione leggi qui). Non avrei potuto seguire nessun’altro orientamento. Noi siamo relazione. Ed è nella relazione con altre persone, nel sentirsi parte di un mondo/di una comunità ma anche nell’interagire con altri nel nostro viaggio solitario che la vita acquista significato. Perchè la vita è un pellegrinaggio durante il quale si incontrano altre persone e altri luoghi.

Lo stesso rapporto con il terapeuta nasce solo se cè disponibilità all’avventura, al viaggio, alla ricerca di un nuovo modo di essere.

Relazione, viaggio, movimento son tre parole in cui credo molto.

Sono una persona in movimento. Mi ricordo della mia adolescenza: ogni tanto andavo a prendere uno di quegli autobus blu, salivo, pagavo il biglietto e partivo per nutrire i miei occhi di immagini nuove. L’autobus si faceva, tra mille curve, tutti i paesini dell’entroterra calabro che io guardavo dal finestrino persa nei miei pensieri, fino ad arrivare sulla costa. Arrivata là mi perdevo tra le strade per poi pagare un biglietto e  ripartire. Ahhh il biglietto, solo tenerlo in mano mi faceva sentire libera.

Questi viaggi sono aumentati in grandezza anno dopo anno fino a coprire continenti diversi , insegnarmi lingue straniere e farmi sposare uno scozzese che mi ha dato due figli biondi.

Ma il viaggio era solo un lato della medaglia che in fondo si chiamava curiosità per altro e altrove.

La curiosità per gli altri luoghi si sposava sempre in adolescenza con l’interesse per le minoranze e le persone non libere.

Mi ricordo io da piccola a lottare per i diritti degli omosessuali in questo piccolo paese. Né io lo ero né conoscevo qualcuno che lo fosse, ma l’idea che qualcuno non potesse essere se stesso mi dava rabbia.

Anche io ho attraversato la fase della missionaria in Africa: volevo portare aiuto a chi stava male.

E invece i miei studi di psicologia, la mia vita a Roma, la mia curiosità per il cinema, il teatro, la fotografia, la musica, mi hanno insegnato che ogni persona per stare bene deve imparare a trovare i suoi nutrimenti piuttosto che aspettare passivamente di riceverli.

Ho capito che la vita stessa è un viaggio; e che, se escludiamo la metà finale, è proprio il viaggio stesso a dover essere vissuto.

Ho imparato attraverso il lavoro, i viaggi, gli hobby, i rapporti d’amicizia e sentimentali, che la vita, come ogni viaggio, ha un percorso ricco fatto di incontri, di ostacoli, di temporali e tempeste che ne ostacolano il procedere, di posti inesplorati e ricchi, di porti sicuri.

Ed è così che va affrontata.

La nostra barca non può navigare in isolamento: l’altro è sempre un potenziale compagno di viaggio ed è così che va guardato (cercando di identificarne risorse, ricchezze, potenzialità).

In questo viaggio, possiamo decidere dove e come fermarci, da chi prendere e a chi dare..tutto questo si chiama rete..ed è la rete di persone intorno a noi e le nostre interazioni con loro che rendono il nostro viaggio più o meno ricco.

Ma finché sono stata giovane e single, la vita era per me un viaggio in movimento: vele spiegate, vento favorevole e via.

La mia maternità, stranamente coincisa con il mio lavoro in cure palliative, mi ha insegnato invece che si può anche stare fermi; che la stasi non è fallimento o perdita di tempo, anzi, è invece momento di ricarica, di riflessione, di preparazione a una nuova partenza o di riflessione finale vicini alla meta.

Mentre assistevo alla nascita dei miei figli, assistevo anche alla morte di tanti genitori giovani e imparavo che la cosa migliore che loro potessero lasciare ai propri figli era proprio l’insegnamento della loro forza, della loro capacità a saperci stare nella stasi della malattia e a saper combattere prendendosi cura anche dei disorientamenti dei loro figli.

Ecco quando si è in famiglia,  il viaggio riguarda tutti e , da terapeuta familiare, so bene che solo un incastro tra viaggiatori può rendere il viaggio armonioso.

E che non c’è un solo modo di viaggiare o di portare la barca,  ma chi ci sta sopra deve essere sereno nel suo ruolo, deve avere chiare aspettative e deve poter comunicare bene con tutti gli altri, deve sapere di poter essere accudito e deve poter offrire accudimento (se adulto) o poter fare chiare richieste di accudimento.

Finché non si è pronti per il proprio viaggio sulla propria barca.

E il ciclo riprende.

Questi sono i temi di cui mi occupo nel mio lavoro:

  • Disturbi dell’infanzia e dell’adolescenza (insonnia, iperattività, disturbi del comportamento, ansia, depressione, disturbi alimentari, disturbi di personalità) affrontandoli con un’ottica familiare.
  • Gravidanze a rischio
  • Effetti psicologici di malattie oncologiche, croniche e degenerative nel bambino o in uno dei familiari.
  • Lutto (anche in caso di morti traumatiche o inaspettate).
  • Genitorialità: conduco sessioni di supporto, gruppi di aiuto-mutuo aiuto, gruppi terapeutici per genitori

Il mio approccio:

Seguo un’ottica sistemico-relazionale anche nelle psicoterapie individuali, supportando la persona a conoscere il proprio sé in relazione al mondo.

L’approccio sistemico relazionale rivolge l’attenzione alla rete di relazioni significative di cui una persona è parte, partendo dall’idea che se vi è un sintomo questo non sia casuale ma derivi da rapporti che questa ha con il suo sistema: la coppia e la famiglia come primi sistemi, poi il gruppo di amici, la scuola, l’ambiente lavorativo e così via.

Ciascuno di noi è immerso in una rete significativa di relazioni, che sono lo scenario comunicativo del sintomo, il quale può acquisire pienezza di significato solo se osservato entro questa cornice.

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